Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Rappresentazione cartografica del mondo antico.
tabula
Peutingeriana

Alezio fu uno dei centri della Messapia, le cui attestazioni scritte più antiche risalgono al I secolo d.C., ma si limitano a riportarne il nome: Aletia nella Geografia di Stradone, Aletium in Tolomeo, Alezio nella Naturalis Historia di Plinio, Baletium nella Tabula Peutingeriana, rappresentazione cartografica del mondo antico originariamente composta intorno al IV secolo d.C.  ( pervenutaci sotto forma di copia medievale), su cui erano riportate le principali vie di comunicazione dell'impero romano e i centri da esse collegati, Baletium nella Cosmographia dell' Anonimo Ravennate, Valentium nell'opera geografica di Guidone. Pertanto la conoscenza dei periodi di vita più antichi dell'insediamento è affidata alla ricerca archeologica. Da quest'ultima risulta che le prime tracce di abitato risalgono al VII secolo a.C. anche se il massimo sviluppo è stato raggiunto tra il IV e il III sec. a.C..
Tale sviluppo era collegato probabilmente alla possibilità di controllare l'insenatura portuale di Gallipoli, approdo privilegiato per i contatti tra le città indigene del Salento e le colonie greche affacciate sullo Ionio. L'insieme dei dati archeologici noti comunque non è sufficiente a ottenere un'immagine completa dell'insediamento antico. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che la città moderna  insiste, sui resti di quella antica e che Alezio non è mai stata oggetto di una ricerca archeologica sistematica,  ma per lo più affidata all'impegno di cittadini con interventi di scavo non programmati. Tuttavia, a partire dagli anni Ottanta, interventi a più largo spettro condotti in località Raggi e in località Monte d'Elia hanno consentito di individuare, rispettivamente, parte dell' abitato ellenistico e romano e una necropoli databile tra il VI ed il III secolo a.C., apportando  dati importantissimi per la conoscenza della città antica. È possibile quindi tentare di ricostruire, ipotizzandolo, l'aspetto dell'antica Alezio, inquadrando la storia della città nel più ampio panorama del Salento messapico, immaginando un centro abitato riferibile al VI sec. a.C. composto  da capanne a pianta absidata e a pianta ovale delimitate da un basso muretto di pietre a secco, con pareti in rami  intonacate con l'argilla e talora con la presenza di un focolare interno.
Sicuramente Alezio diviene di una certa  importanza nel VI secolo a.c., epoca alla quale vanno riferiti diversi rinvenimenti effettuati sia nel centro urbano che nelle immediate vicinanze. E' proprio in questo periodo che il mondo messapico è interessato da notevoli trasformazioni, dovute ai contatti con la Grecia continentale e con le colonie della Magna Grecia, prima tra tutte Taranto, con cui si alternano gli scambi culturali ed i momenti di tensione militare. In questo frangente si assiste al verificarsi di fenomeni che si possono definire di urbanizzazione: dal  villaggio capannicolo si passa ad un grande insediamento, costituito da case con muri in pietra, fondazioni in blocchi squadrati e coperture in tegole. Tali abitazioni si organizzano in isolati delimitati da incroci viari, mentre tutto l'insediamento è circondato da un profondo fossato e da una cinta muraria in grandi blocchi non squadrati, provvista di porte con battenti in pietra e paracarri; altre due cerchie di mura, suddividono ulteriormente il territorio interno alla città.

Comunque non  possedendo informazioni relative alla "forma" della città di Alezio, non si può affermare se tale centro sia stato interessato o meno da fenomeni di urbanizzazione analoghi a quelli di altri centri salentini.
In zona Raggi sono state individuate  quattro fosse di scarico contenenti frammenti di ceramica messapica del VI secolo. Ciò sembrerebbe provare che in età arcaica quest'area fosse periferica rispetto all'abitato vero e proprio.
Maggiori informazioni si possono trarre dallo studio delle aree di necropoli: localizzate sia all'interno che all' esterno di quella che doveva essere l'area dell'insediamento antico, tipico delle civiltà indigene della Puglia, in cui non si osservava la rigida separazione tra" città dei vivi" e "città dei morti”. Nella necropoli di Monte d'Elia sono state esplorate diverse tombe a fossa, scavate cioè direttamente nella terra, coperte da un lastrone di pietra locale e contenenti corredi funerari molto simili: crateri di produzione locale, dalle anse a fungo verticali, decorati da larghe bande orizzontali in vernice bruna; brocchette;  fibule (una sorta di spilla che serviva per tenere uniti alla spalla i lembi degli abiti) in bronzo del tipo detto ad arco semplice e a sezione circolare; coppe di tipo ionico. La presenza nel corredo del cratere (che serviva per contenere il vino durante i banchetti) e delle coppe (che servivano per bere) testimonia l'uso del simposio, cioè del banchetto comune, caratterizzato da un grande consumo di vino. In ambito ellenico la pratica del simposio era tipica delle classi aristocratiche, o comunque elevate; limitato agli uomini, era una pratica sociale con cui i membri dei ceti dominanti  rinsaldavano i legami interni al proprio gruppo di appartenenza e, nello stesso tempo, si autodefinivano rispetto agli altri strati della popolazione. Proprio a Taranto 1'esistenza di tale pratica è testimoniata dalle grandi tombe a camera, destinate ai defunti di rango aristocratico, in cui sono stati ritrovati ricchi corredi e dove, in almeno un caso, la stessa architettura della tomba riproduce la sala in cui si consumavano i banchetti.
Ciò testimonia la nascita e lo sviluppo di stratificazioni complesse all'interno della società aletina (e messapica in generale) anche se i corredi rinvenuti a Monte d'Elia fanno riferimento a delle classi sociali "medie": ad  eccezione di una  tomba arcaica a cassa di lastroni rinvenuta nel 1981 in via Kennedy, che conteneva frammenti metallici in forma di lama ed una punta metallica, forse di un giavellotto. Tale tomba è inoltre particolarmente importante perché reca incisa, nella parte interna di uno dei lastroni di copertura, una iscrizione relativa al nome e al gentilizio del defunto. L'analisi delle necropoli e dei corredi funerari permette di risalire alle relazioni commerciali "internazionali" di Alezio. La discreta presenza delle coppe di tipo ionico ad esempio rimanda a rapporti più intensi con le colonie greche sullo Ionio, grazie soprattutto alla posizione di controllo che la città aveva sull'insenatura di Gallipoli.
Il periodo di cui si possiede il maggior numero di dati archeologici sulla Alezio messapica è quello compreso tra la seconda metà del IV secolo e la prima metà del III la fase più florida della civiltà dei Messapi. In questa epoca i centri del Salento sono ormai decisamente urbanizzati e all'interno di grandi circuiti murari si sviluppavano gli insediamenti, composti da case con fondazioni in blocchi, copertura in tegole, spesso articolate in più stanze talora affacciate su dei piccoli cortili interni. Gli abitati presentano anche spazi aperti sgombri da edifici con probabile funzione di piazze e luoghi di culto comuni. Anche Alezio segue lo sviluppo degli altri centri della regione: la crescita dell'insediamento è testimoniata indirettamente dall'aumentare del numero delle sepolture. Purtroppo lo sviluppo urbanistico della città è noto solo in minima parte.

Alezio: corredo funerario
Alezio: corredo funerario
foto messe a disposizione dal
Signor Mimino Provenzano

 

Parco archeologico
Necropoli Alezio

Non si conosce ancora perfettamente lo sviluppo della cinta muraria, di cui rimane qualche tratto. Tuttavia i muri in pietre a secco che delimitano i campi alla periferia della città riprendono in parte il percorso delle antiche mura: perciò è stato ipotizzata una estensione del territorio racchiuso dalla cinta muraria di circa 64 ettari. Alcuni rinvenimenti sembrano indicare una ristrutturazione del sito in senso urbano. In contrada Raggi è stata scavata una struttura, databile ad età ellenistica e destinata probabilmente ad attività produttive, costruiti in piccoli blocchi e pietre poste in maniera particolarmente accurata. A questa fase ne succede una seconda, verosimilmente un ampliamento della prima. Contemporaneo alla fase più antica sempre in contrada Raggi è stato scoperto un asse viario orientato in senso N/S, dalla superficie costituita da grandi basoli, la cui ampiezza supera certamente i tre metri. Le numerose sepolture hanno poi una tipologia varia. Nell'area di Monte d'Elia sono state ritrovate tombe a fossa (scavate direttamente nella terra o nel banco roccioso), tombe a cassa (costituite da lastroni connessi tra loro e coperte pure da lastroni affiancati), tombe a sarcofago (costituite da una cassa ricavata lavorando un unico blocco di pietra), talora con un gradino in rilievo sul fondo che funge da cuscino funerario ed un unico lastrone di copertura, sagomato a doppio spiovente; a volte più sepolture formano dei piccoli nuclei, relativi probabilmente a dei gruppi familiari.
 I corredi che accompagnano le sepolture sono costituiti per lo più da ceramica acroma o decorata a bande brune di fabbricazione locale, tra cui è presente la trozzella, tipico vaso messapico dalle alte anse a gomito decorate da rotelle, spesso ornato con elementi in vernice bruna a fasce o vegetali. Sono inoltre presenti vasi completamente ricoperti da una vernice nera lucida e vasi verniciati di nero con sovradipinture bianche o gialle, talora decorati con motivi vegetali e profili umani.
Oltre alla trozzella sono stati rinvenuti altri tipi di vaso:  lo skyphos (una specie di tazza per bere), la pelike (un vaso dal collo tozzo e dal corpo panciuto, che serviva a contenere liquidi), la lekythos (un vaso a collo stretto e corpo allungato, che serviva per contenere i profumi ma che aveva soprattutto un uso funerario).
Sono stati rinvenuti in alcune tombe anche dei vasi apuli, come il cratere a campana scoperto nel 1969 in via Dante, all'interno di una tomba a sarcofago. Il vaso mostra su di un lato la rappresentazione di una donna che corre, con una phiale nella mano sinistra ed un grappolo d'uva nella destra; sull'altro lato è raffigurata la testa di un satiro tra ramoscelli fioriti. Tali raffigurazioni rimandano al mondo di Dioniso, il dio del vino e della fertilità e sono piuttosto diffuse nel IV e nel III secolo e grazie allo stile delle raffigurazioni, si è potuti  risalire all' autore: il cosiddetto Pittore dei Nasi Camusi. Oltre ai vasi erano contenuti nelle tombe oggetti più particolari: una bambolina in terracotta, con le braccia snodabili, una statuetta in terracotta di una figura femminile in trono.
L'analisi dei corredi delle tombe ci consente di dedurre qualche informazione sulla società aletina tra IV e III secolo. La presenza in alcuni corredi del cratere o, in generale, di vasi a figure rosse è indice di uno status sociale alto del defunto; in altre tombe invece la presenza di oggetti esclusivamente di produzione locale e di dimensioni ridotte indica l'esistenza di un ceto medio legato probabilmente alle attività agricole. Di notevole importanza sono le iscrizioni rinvenute incise all'interno delle tombe, su una delle pareti o, talora, all'interno del lastrone di copertura, costituite per lo più dal nome e dal gentilizio del defunto. Lo studio di tali documenti ha permesso di acquisire importanti dati relativi all' onomastica indigena in Messapia. Bisogna inoltre aggiungere che Alezio ha restituito un numero di epigrafi superiore a quello di qualsiasi altro centro del Salento: tale circostanza può essere dovuta ad una casualità, ma non ci si può sottrarre all'impressione che in questa città vi fosse una particolare diffusione della scrittura. Non sono invece state rinvenute monete emesse da questa città. Era stata proposta un' origine aletina per alcuni didracmi d'argento con incisa la legenda Balethas; gli studi recenti tendono tuttavia ad attribuire tali emissioni alla zecca di Valesio.
L'analisi dei reperti archeologici mette in evidenza come la città nel IV- III secolo a.c. fosse discretamente fiorente, molto probabilmente per la  sua favorevole posizione lungo la via di comunicazione tra i due grandi centri messapici di Nardò e Ugento e per la vicinanza al porto di Gallipoli, proprio in un periodo in cui i rapporti tra Messapi e Taranto erano più distesi.

   

 

Vai all'inizio della pagina