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Le testimonianze relative al periodo messapico di Alezio consistono per lo più nei corredi provenienti dalle tombe rinvenute durante scavi occasionali in città e soprattutto durante 1'esplorazione sistematica della necropoli di Monte d'Elia, effettuata a partire dal 1981.
Proprio in occasione di quegli scavi l'Amministrazione Comunale ha promosso l'istituzione di un museo, destinato ad accogliere i materiali più interessanti provenienti dalle ricerche in corso e, venendo incontro ad una esigenza sentita anche dalla popolazione cittadina, ad evitarne la dispersione nei musei di Taranto e di Lecce.
Il Civico Museo Messapico (significativamente l'unico intitolato a tale civiltà) è stato inaugurato nel 1982 e sistemato all'interno del palazzo settecentesco fatto costruire dalla nobile famiglia gallipolina dei Tafuri.
I materiali esposti  sono  per lo più costituiti dai corredi provenienti da circa una dozzina di tombe rinvenute nel sottosuolo cittadino e nell'area di Monte d'Elia e databili complessivamente tra gli inizi del IV e gli inizi del III secolo a.c. L'interesse di questi corredi  consiste non tanto nel valore degli oggetti da cui sono composti quanto nello spaccato che essi danno della società messapica di età ellenistica: le associazioni di oggetti recuperati nelle tombe fanno infatti riferimento ai costumi funerari di quel ceto medio, legato alle attività agricole, che costituiva la parte più numerosa della popolazione messapica.
Tra i reperti conservati nel museo civico vi sono anche alcune delle numerose epigrafi provenienti dalle tombe. Tra le varie bisogna citare almeno l'iscrizione IM 25.119, incisa nella parte interna di uno dei lastroni di copertura della tomba arcaica scoperta in via Kennedy, nel centro cittadino. Tale iscrizione è notevole per la sua antichità: è infatti una delle non molte epigrafi messapiche risalenti al VI secolo a.c. La datazione alta dell'iscrizione è stata assegnata in base alle caratteristiche piuttosto arcaiche delle lettere e all' irregolarità della loro esecuzione sulla pietra; inoltre l'iscrizione presenta una caratteristica tipica dei testi epigrafici più antichi: è bustrofedica, cioè il senso della scrittura va da sinistra verso destra sul primo rigo e da destra verso sinistra sul secondo.
Quanto al significato, l'iscrizione dazihosgraivahiaszartama va sciolta probabilmente in "daizos graivahi aszartama" e potrebbe significare Tomba di Daizhos (figlio di) Graivahia.
Sempre dall'ambito funerario proviene un reperto particolare, destinato molto probabilmente anch' esso a far parte del nuovo allestimento museale. Si tratta di un cippo in pietra leccese, rinvenuto nell'area di Monte d'Elia, reimpiegato in muretto che delimitava l'area occupata da una tomba a cassa. Il cippo, frammentario e decorato con un coronamento aggettante sulla parte superiore, appartiene ad una categoria di oggetti molto diffusi in Messapia e spesso connessi alle pratiche cultuali; molti di essi (tra cui anche altri scoperti ad Alezio, ma non conservati nel museo) sono in relazione alle aree funerarie, ed è possibile che fossero i segnacoli di sepolture o di gruppi di sepolture. Parte integrante del vecchio museo è il piccolo parco archeologico, allestito in un'area fronteggiante Palazzo Tafuri e tuttora visitabile. Il parco è composto da una serie di tombe a lastrani e a sarcofago databili tra il VI ed il III secolo a.C., scoperte durante gli scavi in città e a Monte d'Elia e successivamente recuperate e rappresenta un piccolo ma significativo campionario delle tipologie di sepolture messapiche presenti ad Alezio.

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